lunedì 22 agosto 2016

TORNARE A NICOLA: UNA PASSEGGIATA NEL MISTERO ATTRAVERSO I LUOGHI DEL LIBRO


Vi avevo già parlato dei luoghi di In una scatola di latta (Leggi anche DOVE AMBIENTARE UN ROMANZO: NICOLA, QUI NASCE IN UNA SCATOLA DI LATTA).
Il romanzo è ambientato nel piccolo e suggestivo borgo di Nicola (Ortonovo, La Spezia), appoggiato su un verdissimo colle della Lunigiana.


Se siete ancora in vacanza e avete tempo, prendete la macchina e seguite le strade del libro per andare alla scoperta di questo angolo di meraviglia. Garantito, non ve ne pentirete.
Anni fa io stessa ho fatto così e me ne sono innamorata.


Oggi ho deciso di tornare a far “visita” a Nicola, la prima dopo l’uscita di In una scatola di latta. Così, mentre io e Meo esploriamo le piccole strade del borgo, ritrovando i luoghi del libro, mantengo la promessa fatta qualche post fa. Vi racconto la misteriosa storia di Nicola, proprio attraverso le parole di Lorenzo.

Dal romanzo In una scatola di latta…

«La storia di Nicola è legata al passaggio di un eremita intorno al 1150. Non era un pellegrino qualsiasi, era Guglielmo X, duca di Aquitania. La sua è la storia che volevo sempre ascoltare prima di dormire. Se hai voglia vado avanti.» 
«Ti ascolto.» 
«Guglielmo nacque in Francia nel 1100 circa. Come primogenito maschio, alla morte del padre ereditò tutti i titoli e le ricchezze della famiglia, ma presto il potere gli dette alla testa. Credeva di essere unico e invincibile. Era violento e vizioso. Senza freni in tutto. Tanto che fu addirittura scomunicato da papa Eugenio III. Poi, come in ogni leggenda che si rispetti, qualcosa cambiò gli eventi. Il suo punto di rottura si chiama Bernardo di Chiaravalle, il monaco famoso per la capacità di convertire le persone, in un momento turbolento come quegli anni. Bernardo era l’unico sulla faccia della terra a non temere Guglielmo e questo destabilizzava non poco il nostro duca. Dopo diversi tentativi, il monaco riuscì a far sentire a quell’uomo così prepotente tutto il peso delle sue colpe. Bernardo era uno che sapeva il fatto suo e fu talmente convincente che Guglielmo mollò tutto, si vestì da pellegrino e una notte se ne andò per sempre da casa. Desiderava sparire a tal punto che inscenò anche una finta morte. Complice il suo scudiero Alberto, fece spargere la voce che il duca fosse morto a causa di tutte le malvagità commesse. Non trascurò neanche un dettaglio e fece preparare una bara piena di sassi che è stata tumulata sotto l’altare del santuario di Santiago de Compostela in Spagna. Era il 1137 e, fino al 1157, l'anno della sua vera morte, ha vagato per il mondo. Vent'anni in tutto.» 

«E cosa c’entra Nicola in tutto questo?» 
«C’entra eccome. Guglielmo era un uomo alla ricerca del perdono. Sembra che abbia viaggiato tanto e, dopo aver compiuto tutti e tre i grandi pellegrinaggi medievali – Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme – è arrivato in Toscana dove è diventato un eremita. È a questo punto della storia che Guglielmo viene ospitato a Nicola.» 

«Perché proprio qui?» 
«Il motivo reale si è perso nella Storia. La leggenda vuole che, ai piedi del colle di Nicola, abbia incontrato un uomo del paese che stava riempiendo dei barili d’acqua nel torrente Parmignola. Guglielmo chiese da bere e, per sdebitarsi, aiutò l’uomo a caricare i barili sugli asini. Ma questi rimase a bocca aperta, quando si accorse che quello straniero li aveva maneggiati con l’apertura rivolta verso il basso, senza versare per terra neanche una goccia. Il prodigio lo impressionò talmente tanto che invitò Guglielmo a fermarsi per qualche tempo a casa sua, in quella che oggi chiamiamo “Casa Ballotta” e che si trova proprio dietro la chiesa. 
Così, il duca miracoloso visse per un po’ di tempo a Nicola, dove non è rimasto con le mani in mano. Sembra che abbia guarito diverse persone con le erbe e, in particolare una: l’agrimonia, detta anche Erba di San Guglielmo. Prima di andarsene, donò a sette famiglie del paese l’erba miracolosa, capace di curare infiammazioni e ulcere e coltivata ancora oggi in paese. La stessa che vedi là fuori.» Lorenzo indica oltre la finestra, nella direzione di un fazzoletto di terra dove crescono le erbe aromatiche usate in cucina. 
«Quindi una di quelle famiglie era la tua?» 
«Così sembra. Dopo essere stato qui e altrove, si è ritirato in Maremma dove sono nati i Guglielmiti, un ordine di monaci che hanno vissuto seguendo i suoi insegnamenti, poi diffusosi in tutta Europa. Lui è morto nel 1157, ma il suo culto è arrivato fino a oggi. Nei secoli il borgo di Nicola - oltre a dichiarare San Guglielmo patrono del paese l'11 febbraio – ha visto folle di persone in pellegrinaggio presso la chiesa, dove si conserva un’immagine e una reliquia del santo, per invocare la salute del corpo e dello spirito. I fedeli accendono una candela, pregano e se ne vanno con la speranza di essere guariti.» 
Lorenzo racconta con un certo orgoglio le vicende del suo paese e ora capisco meglio anche le parole di Guglielmo. Appena arrivata, mi aveva detto che Nicola è in grado di curare le ferite: anche quelle più profonde. 




2 commenti:

  1. Sembrano posti di un altro mondo in un altro tempo! Stupendi.

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  2. E' vero. E poi Nicola è un posto un po' più magico degli altri...

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