martedì 26 luglio 2016

SEGNALIBRI. IL LIBRO DELLA GIOIA PERPETUA (recensione del libro di Emanuele Trevi)


Titolo: Il libro della gioia perpetua 
Autore: Emanuele Trevi
Editore: Rizzoli

Voto: 9

Innovativo, originale, conturbante. Lo appoggi sul comodino e un attimo dopo lo riafferri perché non resisti, vuoi sapere di più. Il Libro della Gioia Perpetua di Emanuele Trevi prende il lettore per mano e lo accompagna tra le pieghe di una storia ricca di enigmi.

Dimenticatevi l’azione, i colpi di scena, gli effetti speciali. Preparatevi piuttosto a un misterioso viaggio nell’anima, che colpisce soprattutto chi è alla disperata ricerca della “gioia perpetua”. Uno scrittore, appena arrivato a Napoli, scopre che l'evento a cui doveva partecipare è stato annullato all'ultimo minuto, a causa della piaga della spazzatura. Questo apparente “viaggio a vuoto” in realtà è l’inizio di una sorta di rinascita: l’autore – che coincide di nome e di fatto con il protagonista – è rassegnato a una vita senza slanci, ma l’incontro con la “maestra” Mastellone gli permette di conoscere “Il Libro di Clara e Riki”. Il manoscritto, scritto da una bambina di otto anni soprannominata Saigon e misteriosamente scomparsa, è carico di quella saggia semplicità e dell’entusiasmo magnetico che a volte gli adulti perdono per strada. L’autore-attore rimane rapito dai contenuti e dalla storia della piccola scrittrice, che gli si rivela dal rapporto – quasi iniziatico – con la signora Mastellone ormai alla fine dei suoi giorni. Le tre storie – quella della bambina, del protagonista e della maestra – si intrecciano e appaiono come un invito a non farsi intorpidire dalla fatica dell’esistenza, recuperando quella calma interiore e quel desiderio di scoprire il mondo, tipico dei bambini. Con una tecnica narrativa splendida e virtuosa, l’autore aggancia chi si lascia affascinare e lo trascina dentro un vortice di aspettative che crescono a dismisura. E proprio quando sei lì, pronto a divorare il finale per avere la soluzione del mistero, il testo si ferma lasciando spazio solo alla riproduzione del manoscritto di Clara e Riki. Deludente? Forse no, ma l’autore ha lasciato un po’ troppo il lettore in balìa delle supposizioni, dandogli poche “chiavi di lettura” per apprezzare fino in fondo la magia del testo. Solo per questo non gli ho dato un 10.

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