giovedì 30 giugno 2016

IMMAGINAZIONE, PAROLE, IMMAGINI: TECNICHE DI SCENEGGIATURA NEI ROMANZI (BOOM!)



Meo mi guarda come per dire: non è ora di andare a dormire?
Credo che lo accontenterò a breve. Ma prima di darvi la buonanotte, in questo caldissimo giovedì sera, volevo parlarvi di un argomento a me molto caro: la sceneggiatura.
Tempo fa ero alle prese con la scrittura del mio secondo romanzo (In una scatola di latta) e l'intreccio non si intrecciava. Non riuscivo a dare quel twist alla storia che la rende davvero avvincente.

Capita, soprattutto quando la vicenda sta nascendo e la struttura narrativa non è ancora ben formata.
Così un'amica se ne esce con un consiglio: prova a seguire le tecniche di sceneggiatura, ovvero una storia raccontata per immagini.
Boom!

Di fatto una sceneggiatura può essere paragonata a una sorta di navigatore che permette all'immaginazione di diventare testo, per essere tradotta poi in immagini. Non a caso, Pasolini la definì una "struttura che aspira ad essere un’altra struttura".
Nel mio lavoro di copywriter mi capita spesso di dover scrivere sceneggiature di video e storyboard, giocando con pause e picchi emozionali, colpi di scena e inaspettate svolte.
E allora perché non provarci, perché non provare ad applicare le stesse tecniche anche al mio romanzo?

Così sono partita dalle basi. Ho rispolverato il vecchio manuale di sceneggiatura dell'università (il mitico testo "La sceneggiatura" di Syd Field edito da Lupetti Editore) e sono partita da lì.
Lo schema classico è semplice (qui l'ho ipersintetizzato giusto per dare una suggestione):
impostazione con definizione dei personaggi - colpo di scena I - confronto con definizione del problema - colpo di scena II - risoluzione.

Non appena ho iniziato a dare una struttura precisa al mio testo, la narrazione è decollata.
E' chiaro che poi il magma della scrittura in corso d'opera ha sfumato ogni schema rigido, ma tant'è...
Ragionare per immagini, e non solo per parole, mi ha aiutata a dare forma. Quella che funziona.

Vi lascio con una considerazione sulla sceneggiatura di Jean-Claude Carrière, romanziere, sceneggiatore e attore francese: "è uno stadio transitorio, una forma passeggera destinata a “metamorfosarsi” e scomparire. [...] Oggetto effimero: non è concepito per durare, ma per cancellarsi, per divenire altro".

Buonanotte!

3 commenti:

  1. Ho fatto un solo corso di cinema all’università e non ho studiato sceneggiatura. La trovo una bella idea, e visto che ha funzionato, è sicuramente da tenere in grandissima considerazione!

    Romanzo nuovo: uh, bello! :)

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    Risposte
    1. Grazie per il tuo commento Monica. Con me ha funzionato e mi è servito, appunto, a dare ritmo e verve alla narrazione. Se proverai anche tu, fammi sapere com'è andata! A presto!

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  2. Io invece per il mio romanzo ho usato il viaggio dell'eroe:
    incipit-incidente iniziale-rifiuto-accettazione della prova-peripezie-ritorno-climax-scioglimento.
    Ha funzionato bene per il tipo di storia che volevo raccontare, anche se le peripezie non sono quelle classiche che ci si aspetterebbe da un eroe classico!

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