domenica 12 giugno 2016

CARO TITOLO, SEI IRRESISTIBILE!



Come scegliere il titolo di un romanzo?
Mentre sono a casa in totale relax, cerco di rispondere a questo annoso quesito.
A ben pensarci, è un po’ come lavorare a un naming. E facendo il copywriter vi posso assicurare che è una delle attività più complesse che possa capitarmi sulla scrivania.


Il titolo di un romanzo (così come un naming per prodotti, servizi, aziende, enti e vattelappesca) rappresenta il nome e cognome di un libro: una o pochissime parole avranno il potere di dargli identità per tutta la vita.
Inutile dire che, soprattutto in un panorama editoriale sovraccarico di offerta, il titolo è fondamentale per farsi notare. Per questo deve essere irresistibile.
Deve suggerire e non svelare. Pungolare e non interpretare.
Un narratore - ha scritto Umberto Eco nelle postille a “Il nome della rosa” pubblicate su Alfabeta n. 49 nel 1983 - non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. Ma uno dei principali ostacoli alla realizzazione di questo virtuoso proposito è proprio il fatto che un romanzo deve avere un titolo. Un titolo è purtroppo già una chiave interpretativa. Un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle”.

A volte il titolo è un dettaglio narrativo essenziale per l’intreccio, il nome o l’attitudine di un personaggio, un luogo, una battuta, un indizio … Un buon titolo parla da solo, lascia aperta l’immaginazione, è capace di afferrarti la mano e trascinarti dentro una storia, di farti capire immediatamente che quelle pagine sono perfette per te.
Di solito è già dentro al romanzo, basta - si fa per dire - tiralo fuori. E’ per questo che guai a scriverlo prima, meglio pensarci a romanzo finito.

Il titolo del mio secondo romanzo (In una scatola di latta) è nato così: dopo un lungo lavoro di revisione del romanzo, che mi ha portata anche a isolare dal testo molti spunti che potevano diventare titolo, ho provato a fare un elenco seguendo il consiglio di Hemingway: “Faccio un elenco di titoli dopo aver finito il racconto o il romanzo, a volte addirittura cento. Poi inizio a cancellarli, e a volte li cancello tutti”.

In effetti ne ho depennati tanti, anzi tantissimi. Spesso riguardavo l’elenco nei momenti più impensati (in fila alla cassa del supermercato, prima di addormentarmi, mentre aspettavo la cottura giusta della pasta, mentre ero a passeggio con Meo) per vedere che effetto mi facevano proprio quando la mente non era focalizzata su quello.
Non nascondo di avere anche osservato con attenzione gli scaffali delle librerie o navigato nei bookstore online, che rappresentano una buona vedetta per valutare scelte, tendenze e giochi di parole presenti sul mercato.
Alla fine ho puntato il dito su “In una scatola di latta” perché - secondo me - prima o poi quella scatola qualcuno la troverà e avrà voglia di aprirla. Proprio come la protagonista della vicenda.

7 commenti:

  1. Articolo interessante! A me i titoli spesso capitano in testa come dei flash... mi viene il titolo e allora poi ci costruisco sopra la storia. E' molto difficile che arrivi in fondo a un racconto o un romanzo e non abbia ancora il titolo... poi magari lo cambio ma di solito c'è una frase, un'espressione, un modo di dire che mi colpisce e lo abbino a una delle tante idee che ho in testa! :)

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    1. Bel punto di vista Alessio! Io personalmente invece riesco a pensarci solo dopo aver messo a fuoco la storia... Ma credo anche che non esista una regola ferrea. L'importante che il titolo sia... irresistibile! Grazie per il commento.

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  2. È stato davvero un articolo molto interessante :) Molto spesso è più difficile trovare il titolo di un romanzo, che scrivere il romanzo stesso! ahah

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    1. Grazie! Concordo. E' davvero un lavoro nel lavoro... :))

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  3. In questo periodo sono proprio alle prese con questa caccia al titolo, anche se il romanzo non è ancora finito, quindi coltivo la speranza che quando la storia sarà completa troverò l'ispirazione per un titolo appropriato. Nel frattempo ci penso, e questo post mi ha dato qualche spunto di riflessione. Mi ha molto colpito per esempio l'idea di concentrarsi su "dettagli narrativi essenziali per l'intreccio"... ma anche le parole di Eco che invitano a non spiegare troppo.

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    1. Ciao Maria Teresa! Trovare il titolo giusto è come risolvere un rompicapo o forse un rebus! Di sicuro penso anche che un buon titolo debba andare di pari passo a una buona copertina (che sia grafica o fotografica). L'unione di testo e visual è tanto fondamentale quanto difficile. Sei d'accordo?

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    2. Sì, titolo e copertina sono due aspetti strettamente legati. Sopratutto di questi tempi che l'offerta di libri è tanta, è difficile risaltare... Un altro passo difficile per chi pubblica!

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