domenica 17 gennaio 2016

Segnalibri. Resta con me (recensione del libro di Elizabeth Strout)


Titolo: Resta con me 
Autore: Elizabeth Strout
Editore: Fazi Editore

Voto: 9

Quando leggi Resta con me di Elizabeth Strout non vieni catturato dalla trama, ma da quel vortice di sentimenti che ti trascina giù, e ancora più giù, per poi riportarti su. Perché, spiando nella vita del reverendo Tyler Caskey, la sensazione è proprio questa.




Quella di vivere accanto a un uomo in balìa delle prove dure della vita, capaci di annientare anche la guida spirituale più autorevole ed equilibrata. Ma la storia è bella perché è straordinariamente umana: niente supereroi, niente vicende improbabili, niente amori senza confini. Solo il mormorio oscuro del dolore di un uomo che si sente perso e cerca la propria strada per andare avanti, aiutato solo dalla fede in Dio e dalla volontà di non affogare nella disperazione.

Tutto si svolge negli anni ’50 a West Annett nel Maine, in una piccola comunità legata al perbenismo e alle convenzioni di una vita senza novità e senza particolari sfumature. Tyler è giovane, brillante e ben voluto da tutti. Non si può dire lo stesso della moglie Lauren, troppo bella per essere accettata a cuor leggero dai fedeli. La maldicenza non la risparmia. E nemmeno la morte, che sopraggiunge prematuramente, strappandola alla vita e all’amore della sua famiglia. La vita di Tyler, e delle loro due bambine, viene sconvolta: lui cade in una confusione di spirito, che lo rende distaccato e incapace di essere quello di sempre; mentre la figlia più grande, Katherine, smette di parlare e inizia a comportarsi in modo strano. La preoccupazione degli abitanti si trasforma in sospetto, quasi in dietrologia bieca.
Possibile che nessuno si accorga che il loro è solo dolore? Che dietro le loro anime si cela la fragilità della perdita? Che avrebbero bisogno di essere supportati e non additati? Ma, si sa, il dolore degli altri fa paura ed è più facile criticare che comprendere.

Anche se ci si trova in una comunità saldamente trincerata dietro la “carità” religiosa. E’ incredibile come siano tutti concentrati nel “fare del bene” altrove e non a chi gli è più vicino. Ma Tyler saprà dare una lezione di umanità a tutti.
Quando il suo dolore sgorga tutto d’un fiato dal pulpito, sottoforma di pianto senza consolazione, allora sarà chiaro: a Tyler, che il dolore è parte della vita dell’uomo e nutre in sé la speranza; ai cittadini di West Annett, che il disagio di non aver compreso è molto più pesante di qualunque condanna. E’ proprio questo punto di rottura che ribalterà di nuovo la situazione, permettendo al protagonista di riappropriarsi della propria integrità di uomo e religioso. Con una certezza in più, ovvero che Dio esiste “nella dolorosa e anelante consapevolezza della solitudine e della paura che prima o poi giungono nella vita”.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...