sabato 5 marzo 2011

Ti va di ballare? Tango addicted!


"Il tango è un pensiero triste che si balla" (Enrique Santos Discépolo).

Oggi vi racconto come mi sono avvicinata al tango argentino.
E’ vero, è molto di moda. Ma il mio presupposto è stato un po’ diverso.
Due anni fa. Gran brutto momento.
Nulla girava per il verso giusto.
Avevo bisogno di fare qualcosa che tenesse impegnata la mia mente, anche solo per 2 ore a settimana, che mi distogliesse almeno per un attimo dalla confusione che regnava nella mia vita.
Un pomeriggio. Passo di fianco a una vetrina di scarpe. Bellissime. Scarpe da tango?! Sì, scarpe da tango.
Ecco l’idea. Perché non provarci? Che follia.
Qualche giorno dopo ero già davanti alla scuola (Barrio de Tango, Reggio Emilia. Ndr).
Sono andata da sola. Mi invitano a partecipare a una lezione di prova.
Mi siedo a bordo pista, un po’ defilata.
Mi dico, ma cosa sto facendo? Il brivido di provare a ballare. No, no.
Poi un maestro mi chiede, vuoi provare?
E dai, buttati.
Afferro quella mano.
L’abbraccio. L’intenzione. Lasciati guidare. Concentrati e seguilo.
Da allora, non ho mai smesso.
Perché il ballo è terapeutico, è creativo, è emozione. Pura.
Ma è anche soddisfazione. Provi e riprovi. Sbagli su sbagli.
Eppure, arriva quel momento.
La musica scivola nella tua mente, i piedi sono più sicuri, ti lasci andare e… eccola lì, quella piccola magia.
Ce l’hai fatta. Quel passo è diventato parte di te.
E ora riesci a gustarti l’attimo in cui lo usi per esprimere tutta la tua voglia di vivere.

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