mercoledì 16 marzo 2011

Il “Conte” ad aprile


Oggi ho la conferma.
Il 12 aprile andrò al concerto di Paolo Conte al Teatro Valli di Reggio Emilia.
Dopo tanti anni, replico anch’io. Non è la prima volta che il “Conte” si esibisce qui.
Ero andata da sola a quel concerto. Una serata bellissima.
Uno spettacolo coinvolgente. Orchestra strepitosa. Atmosfera d’altri tempi.
All’epoca, scrivevo per il Resto del Carlino. Quell’articolo me lo ricordo.
Piccoli dettagli che riaffiorano dal passato. Perché no?

Infilo le mani nel mio archivio polveroso, fatto di ritagli di giornale ingialliti.
Eccolo.
“Paolo Conte, una magia unplugged”. Venerdì 16 aprile 2004.
Sette anni esatti. Quasi stessa data. Aprile è il suo mese.

“[…] Posti esauriti, pubblico rapito e surriscaldato di fronte a quest’uomo di poche parole, al suo piano e alla sua voce graffiante e nostalgica. […] Un finale con standing ovation per il Maestro, che si teneva la mano sul cuore. […] Due tempi stringati ed essenziali, ma intrisi di atmosfere intense, valori poetici e un eccelso livello sonoro, che hanno fatto immergere nella cultura jazz, nella Parigi degli anni ’20, dove fiorivano correnti artistiche, in una fantasia di viaggi verso esotismi africani e sudamericani, nel personale sogno di Conte”.

Mi ricordo anche quando il Teatro si è riempito delle note della canzone Gioco d’Azzardo.
Come se fosse ieri.
Piena, calda, sentita. Mi ero emozionata. “E non sai quanto”.
Le parole, ve le lascio tutte.

C’era fra noi un gioco d’azzardo, ma niente ormai nel lungo sguardo spiega qualcosa, forse soltanto certe parole sembrano pianto, sono salate, sanno di mare. Chissà, tra noi, si trattava d´amore. Ma non parlo di te, io parlo d´altro. Il gioco era mio, lucido e scaltro. Io parlo di me, di me che ho goduto, di me che ho amato e che ho perduto. E non trovo niente da dire o da fare. Però tra noi si trattava d’amore.C’era fra noi un gioco d’azzardo, gioco di vita, duro e bugiardo. Perché volersi e desiderarsi facendo finta di essere persi. Adesso è tardi e dico soltanto che si trattava d´amore, e non sai quanto”.

giovedì 10 marzo 2011

Il sole e quel frizzante senso di felicità.


Questa mattina mi sveglio di buon umore.
Il sole. Il cielo azzurro. L’aria fresca.
Una giornata che ti fa venir voglia di uscire dalla porta di casa e correre dentro la vita.
Immagino e fantastico.
Senza che necessariamente sia successo qualcosa di particolare.
Solo pensando alle pieghe inaspettate che può prendere la tua esistenza.
Eh, il sole. Che si accende quando meno te lo aspetti e illumina tutto. Fuori e dentro te.
Se esistesse un interruttore, credo che sarebbe tutto molto noioso.
Vuoi mettere? On – off. Troppo prevedibile.
Meglio la magia della casualità.
Quando – appunto – ti svegli al mattino, le nubi si sono diradate e il sole filtra dalle tue persiane.
Le spalanchi e puoi assaporare tutto quel frizzante senso di felicità.

sabato 5 marzo 2011

Ti va di ballare? Tango addicted!


"Il tango è un pensiero triste che si balla" (Enrique Santos Discépolo).

Oggi vi racconto come mi sono avvicinata al tango argentino.
E’ vero, è molto di moda. Ma il mio presupposto è stato un po’ diverso.
Due anni fa. Gran brutto momento.
Nulla girava per il verso giusto.
Avevo bisogno di fare qualcosa che tenesse impegnata la mia mente, anche solo per 2 ore a settimana, che mi distogliesse almeno per un attimo dalla confusione che regnava nella mia vita.
Un pomeriggio. Passo di fianco a una vetrina di scarpe. Bellissime. Scarpe da tango?! Sì, scarpe da tango.
Ecco l’idea. Perché non provarci? Che follia.
Qualche giorno dopo ero già davanti alla scuola (Barrio de Tango, Reggio Emilia. Ndr).
Sono andata da sola. Mi invitano a partecipare a una lezione di prova.
Mi siedo a bordo pista, un po’ defilata.
Mi dico, ma cosa sto facendo? Il brivido di provare a ballare. No, no.
Poi un maestro mi chiede, vuoi provare?
E dai, buttati.
Afferro quella mano.
L’abbraccio. L’intenzione. Lasciati guidare. Concentrati e seguilo.
Da allora, non ho mai smesso.
Perché il ballo è terapeutico, è creativo, è emozione. Pura.
Ma è anche soddisfazione. Provi e riprovi. Sbagli su sbagli.
Eppure, arriva quel momento.
La musica scivola nella tua mente, i piedi sono più sicuri, ti lasci andare e… eccola lì, quella piccola magia.
Ce l’hai fatta. Quel passo è diventato parte di te.
E ora riesci a gustarti l’attimo in cui lo usi per esprimere tutta la tua voglia di vivere.